L'ultimo Zar "Il mio libro in cirillico"

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L'arte di perdere s'impara presto; tante le cose col segreto intento di andare perse che non è un disastro. Perdi una cosa al giorno. Con malestro accetta chiavi perse, un'ora al vento. L'arte di perdere s'impara presto. Perdi di più, più in fretta; al peggio apprestati: luoghi e nomi e dov'è che avevi in mente di recarti. Non sarà mai un disastro. L'orologio di mamma ho perso; e questa! che è l'ultima di tre case nel niente. L'arte di perdere s'impara presto. Ho perso due città, belle. E, più vasti, altri regni, due fiumi, un continente. Mi mancano, ma non è poi un disastro. Anche perdere te (la voce, il gesto amato) non mi smentirà. E' evidente: l'arte di perdere fin troppo presto s'impara e sembra (scrivilo!) un disastro.

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Crediti

martedì, 27 ottobre 2009
Scritto da LultimoZar


Troppa gente si occupa del senso. Mettetevi in cammino. Voi siete il senso e il cammino.
Jean Sulivan, sacerdote cattolico: Itinéraire


kazan_en

Diamo a Cesare quello che è di Cesare, la Natalia aveva capito tutto e pensò bene per il week end del 25 Ottobre di proporre un viaggio fuori dai confini di San Pietroburgo, ma dentro quelli russi.

Quando mi comunicò cosa aveva in mente non potevo che esultare dentro di me, l’idea era di quelle che non si potevano certo rifiutare per chi ha il viaggio nel sangue.

 

La destinazione: l’affascinante Kazan.

Il mezzo di trasporto: il classico treno.

Il movente: l’anniversario dei miei 2 anni a San Pietroburgo.

 

Sono oltre 2 anni che ho scelto la Russia come seconda casa (e voi come seconda famiglia), mettendomi alla prova, pensando che se tutti vanno a Ovest… io la mia strada l’avrei trovata ad Est..

 

SEMBRANO MANI
I RAMI DEL MELO
SEMBRANO DITA
CHE GRAFFIANO IL CIELO

SEMBRANO UN'ECO
I RUMORI DEL VENTO
IL CORPO RISPONDE
RISPONDE PIU' VOLTE
UNO SGUARDO VELOCE
ALLA MIA CASA
CON TANTA RABBIA
UN CONTO VELOCE
DI QUANTO POSSIEDO
I SOLDI DI CARTA
E TANTA RABBIA
PER QUESTA VITA
CHE SI SPEGNE DI CORSA
COME UN FUOCO DI FOGLIE
COME UN LAMPO NEL CIELO

AD EST AD EST
ADESSO SI VA
AD EST AD EST
TRA GLI ALBERI BIANCHI
AD EST AD EST
LI' TROVERO' LA VITA
AD EST AD EST
CONTRO IL VENTO DI LEVANTE

SEMBRANO UN FUOCO

ADESSO I TUOI OCCHI

UN FUOCO AMICO

CHE TU MI REGALI

MA SENTO NEI PIEDI

LA VOGLIA DI ANDARE

MA QUESTA VOLTA

SI PARTE DAVVERO

UN SALUTO VELOCE

AL MIO CANE

I SOLDI DI CARTA

E TANTA RABBIA

PER I GIORNI SPRECATI

SPRECATI A PARLARE

TRA I MOTORI PADRONI

DI QUESTA CITTA’

 

AD EST AD EST
ADESSO SI VA
AD EST AD EST
DA DOVE NASCE IL SOLE
AD EST AD EST
LI' TROVERO' LA VITA
AD EST AD EST
PERCHE' NON E' FINITA

 

D’AOLIO A.

 

Sono felice di aver sentito quel fremito ai piedi e di essere partito davvero anche se va detto questa scelta ha voluto dire rinunciare a tanto, e quando dico tanto non parlo certo di beni materiali in Italia, ma bensì di rapporti sentimentali  profondi  che si sono dovuti per ragioni di cose interrompere.

 

Arrivammo a Kazan (казань) dopo oltre 20 ore di treno, la zona della stazione come spesso capita non è mai un bel vedere, io e Natasha con mappa alla mano ci incamminammo in direzione dell’hotel che ci avrebbe ospitato per una sola notte…

 

viale pedonale
La prima cosa che mi colpì della città erano i cartelli, scritti in 2 lingue: il russo e il tartaro.


Kazan, infatti è la “capitale” della regione del Tartastan, l’unica in Russia con la caratteristica di avere come religione principale quella musulmana.

Se la parte vecchia(quella della stazione appunto) era un groviglio di vecchi palazzi diroccati, va detto che la parte nuova colpiva per i suoi corsi pedonali pieni di fontane e strane sculture, il tutto condito da una pulizia inusuale per i centri russi.

 




La città sebbene piccola offre molti spunti al turista, che forse approfondirò nell’altro blog che curo.

cremlino bianco

Senza ombra di dubbio il piatto forte è l’imponente cremlino bianco sulla colle che si affaccia al fiume Kazanka dove all’interno a distanza di poche centinaia di metri si ergono la moschea e la cattedrale ortodossa.

Vedere la moschea al calare dell’oscurità è qualcosa di emozionante grazie al sapiente gioco di luci, in questo i russi sono davvero maestri.

moschea

C’è una visione che mi ha colpito… da certe angolature è infatti possibile vedere dalla stessa prospettiva le guglie tipiche delle mosche e le cupole dorate delle chiese.

la torre

 

Una specie di metafora della coesione tra religioni diverse tra loro, ma che comunque convivono senza alcun problema all’interno dei confini della città.

 

2 anniL’emozione più grande non me l’ha certo comunque data Kazan, sebbene città unica in Russia, ma Natalia che mi ha sorpreso portandosi da San Pietroburgo una candelina con il numero 2

Credo di aver festeggiato questo anniversario nel migliori dei modi possibili e questo momento sancisce l’ennesimo punto di partenza per progetti, mete, sogni che spero di raggiungere e raccontarvi con sempre rinnovata energia.

Credo di amare profondamente la mia vita, questa sensazione mi trasmette grande entusiasmo, ma allo stesso tempo paura.... paura che tutto possa interrompersi a causa di forze maggiori.

Voi quanto amate la vostra vita e soprattutto perchè l'amate?
Domanda forse banale, ma importante mai dimenticare.


Domenica sera arrivò d’un soffio e ci accingemmo a prendere il trano che ci avrebbe portato a casa...

Viaggio finito? Certo che no… Decidemmo di fare una piccola sosta nella grande Mosca.

Ma questa è un’altra storia…




La capitale russa mi aspettava...


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giovedì, 08 ottobre 2009
Scritto da LultimoZar


L’uomo che non è mai stato in Italia, è sempre cosciente di un’inferiorità

 

L’Italia, croce e delizia del mio animo da viaggiatore.

“Mi ero dimenticato di quanto fosse facile fare una valigia(чемодан) in piena estate, andare in Italia ad agosto a differenza dell’inverno comportava pochi sacrifici dal punto di vista si spazio e peso, volete mettere degli infradito con degli stivali oppure delle canottiere con dei maglioni?
Gli ultimi viaggi in Italia furono dettati dal dolore di lutti di persone a me care, ora per fortuna non ci sarebbero state lacrime durante il volo, ma una mano da stringere al sedile di fianco.
Natalia vide l’Italia a dicembre per la prima volta e la curiosità di scoprirla illuminata dal potente sole estivo, nonché vestita di nuovi colori erano motivo di grande gioia per me.

[…]

E’ emozionante far scoprire la tua terra e le tue origini alle persone che entrano nella tua vita.
Negli ultimi anni ho preso davvero molti aerei e la magia è un po’ venuta meno, basta paure infondate o sciocchi applausi al pilota di turno quando atterriamo ma per la serie “ emozioni da poco” adoro quando salgo sull’aereo prendere il giornale gratuito.
A volte esagero e ne prendo due, la Repubblica e il Corriere e leggermeli dall’A alla Z, la sensazione del giornale è un qualcosa che mi manca a San Pietroburgo, per carità c’è internet, ma toccare la carte e annusare l’odore di inchiostro sono elementi che mi fanno sentire a casa… frammenti di una vita passata.
E’ buffo, ma da quando la filosofia di vita del viaggiatore ha preso il sopravvento sull’impiegato sgobbone per culminare nel trasferimento a San Pietroburgo ho capito che il viaggio è venuto meno.
Mi spiego.
Da quando vivo a San Pietroburgo non viaggio più, per il semplice motivo che quando ho la possibilità di farlo l’unica destinazione plausibile diventa l’Italia, meta doverosa in quanto una famiglia da mesi aspetta di vederti e vuole essere riabbracciata da me.

Dentro di me c’è una voglia pazzesca di mondo.

Penso a quanto ci sia in questo globo di emozionante da vedere o toccare, quante cose sorprendenti che il mio cuore vuole pulsare e la mia mente da studiare… la mia volontà è di saziare questa fame, ma…
San Pietroburgo si è trasformata in una sorta di prigione con una porta sola che conduce all’Italia.

D’altra parte devo ammettere che ogni volta che torno a casa vedo il mio paese con occhi sempre nuovi, lo amo sempre di più e mi accorgo di quanta ricchezza ci sia in questo stivale.

Lasciamo perdere per un attimo la politica, parliamo del nostro territorio, dei nostri sfondi, della prelibatezza della cucina, della gente… Dove lo trovate da un’altra parte al mondo?
Peccato che la sensazione sia che l’Italia si stia perdendo e che non ci sia un riciclo generazionale pronto a sostituire i nostri padri i quali si fecero un gran mazzo per darci quanto ora è tra le nostre mani.
Che tristezza constatare che non ci sia la valorizzazione delle nostre risorse.

[…]

Io e N. atterrammo a Milano in tarda serata e a fatica arrivammo grazie a treni e taxi tra le braccia dei miei genitori nello sperduto paesino del Polesine: Ceneselli.
Nel mio paese c’è tutto il niente che ti manca nelle notti buie e fredde del rigido inverno russo.
La voce di mamma che ti chiama che la cena è pronta, il rimprovero di papà per la luce dimenticata accesa, il profumo del panificio il venerdì tarda notte, 4 chiacchiere davanti al bar con 4 amici…

Le vacanze in Italia ci avrebbero riservato molte tappe…

Io e Natalia avevamo progettato molte cose da fare per queste 3 settimane in Italia.

Visitammo il lago di Garda con i suoi incantevoli paesini, Sirmione è quello che mi sa emozionare di più.
Ricordo che quando arrivammo nella cittadina non feci tempo a parcheggiare l’auto che Natalia si era già fiondata nelle acque del lago dove zona balneare tanto non era.
Guardavo Natalia che mi sorrideva con le caviglie a fondo, il mio cuore ne fu felice di questa scena.

nata al lago

Il vero mare però lo dovevamo ancora incontrare e l’ennesimo aereo ci portò fuori dallo stivale per atterrare ad Alghero.

Questa volta a fiondarsi nell’acqua fummo entrambi una volta arrivati…
Era la seconda volta che venivo in Sardegna, ma questa volta ho sentito qualcosa dentro… vuoi la Ichnusa, vuoi il dialetto, vuoi il mare limpido… mi sono sentito davvero a mio agio, come raramente mi è capitato nei luoghi di villeggiatura dove sono stato.
La Sardegna è una fantastica terra e la gente speciali persone.
Ci sarebbero tante cose da ricordare, alla fine mi sento di dire che è stata una vacanza una “favola”…

alghero

La voglia arretrata di viaggio ci spinse a prendere poi un altro aereo per la capitale e trascorrere così 2 giorni a Roma.
Ringrazio Davide per averci dato un tetto e per averci scarrozzato per le storiche vie del centro la sera.
Non me ne vogliano gli altri, ma secondo me Roma è la città più bella in assoluto.
Ogni passo nel centro è un passo nella storia del mondo.
I due giorni nella capitale volarono tra Colosseo, Pantheon, Foro, Altare della Patria, Piazza Navona,…

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L’ultimo treno della vacanza ci aspettava per portarci a casa.

Agosto giungeva al termine, come le nostre vacanze italiane, San Pietroburgo ci aspettava.”

La vostra città italiana preferita?

 

Andrea Burizzi

– San Pietroburgo –

“Il mio libro in cirillico”

 

Il mio libro in cirillico continua...



E tra poco sono 2...
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mercoledì, 09 settembre 2009
Scritto da LultimoZar

La lontananza rimpicciolisce gli oggetti all'occhio, li ingrandisce al pensiero”

Arthur Schopenhauer

 

Dall’ultimo post a questo nel mezzo un’estate, da San Pietroburgo all’Italia nel mezzo…


“Il giorno del ritorno si stava avvicinando sempre di più, l’ultima volta che ritornai in Italia fu a Febbraio per il funerale di mio nonno e i sentimenti dentro di me erano molto diversi.

Quella serata d’inizio agosto (notti bianche bye bye…) mi aspettava una cena fuori casa con un gruppo d’italiani ben diviso tra residenti e turisti, ma tutti uniti dalla voglia di far baldoria in quel di San Pietroburgo.


tutti a ciacolare

Quando ci sono queste cene tra compatrioti qualcosa dentro di me comincia a muoversi, un mix di emozioni che mi fanno sentire vivo, specialmente se l’atmosfera è genuina.

Le canzoni italiane cantate a squarciagola, le bottiglie stappate di buon vino portate dagli amici, le barzellette… momenti “alla buona”, ma fondamentali se vivi all’estero.

[…]

 


Uno degli scenari che più mi ha colpito in questa mia seconda vita lontana dai confini italiani è appunto l’incontro con italiani e la condivisione con essi della mia storia.

Persone dello stesso paese che per i motivi più vari (successo, business, fuga, donne…) si sono incontrati in uno stato straniero e hanno involontariamente da prima incrociato e poi appaiato i propri destini.


L’amicizia assume un significato diverso vivendo all’estero, credetemi.


Ci sono due sentimenti contrastanti in queste situazioni che si generano, se da un lato la solitudine inevitabile di una residenza all’estero ti conduce a stringere rapporti più velocemente, d’altro canto aleggia sempre quella paura di legarsi ad una persona che in fondo non si conosce.

 

Purtroppo a volte succede che tra connazionali dello stesso paese i rapporti siano veramente difficili, anzi di estrema  rivalità o concorrenza, quasi che tra le parti ci sia una piccola invidia del successo (o possibile) dell’altro. E questo è il principale motivo per cui l’Italia, sebbene sia il paese più amato dai russi, non sfrutta al massimo le sue potenzialità sul suolo della Federazione Russa, soprattutto da un punto di vista di investimenti e successi. Siamo ampiamente distaccati dai tedeschi che arrivano “qui” come squadra e insieme si coalizzano per raggiungere l’obiettivo prefissato.

Gli italiani invece sbarcano in Russia singolarmente e intraprendono la strada del successo da soli, con inevitabile dispendio di maggiori energie e alte percentuali di fiasco.


La mia filosofia è sempre stata dal primo giorno qui in Russia di cooperazione con gli altri italiani del posto, con il convincimento che oggi posso avere bisogno del tuo aiuto e domani lo puoi avere tu, senza mai stare a pesare con il bilancino ogni collaborazione.

 

Cena alla Gelateria VeneziaPer quanto mi riguarda a distanza di due anni posso ritenermi davvero fortunato di avere incontrato delle persone italiane speciali nel mio cammino lontano da casa.

Vi racconto di un piccolo angolo tricolore a San Pietroburgo, si chiama Gelateria Venezia e se capitate da “queste” parti andate a farci un salto perché i gelati, come il caffè del resto, sono squisiti.

La mia frequentazione del locale mi ha portato a stringere rapporti sempre più frequenti con il titolare, non manca giorno che non passi in quell’angolo che profuma del nostro Belpaese.

Ritrovarsi nel cuore della notte con il locale chiuso a mangiarsi due spaghetti piccanti oppure vedersi offrire un caffè quando entri sono momenti, che almeno per il sottoscritto riempiono il cuore di una grandissima gioia. Situazioni che mi fanno ricordare quando in Italia, dopo una serata in discoteca, passavo dal fornaio alzando la saracinesca e mi intrufolavo in un luogo non segnato sulla cartina, un posto dal grandissimo clima amichevole.


Sentirmi lontanissimo da casa, ma allo stesso tempo come a casa lo trovo incredibilmente grandioso.


Sono sicuro che una permanenza all’estero non avrebbe senso di esistere senza questi momenti o condivisioni.


Che cazzo sono questi soldi rubli o euro che siano se il cuore non è invaso e pervaso da emozioni strabilianti?


Tutti nel nostro cammino abbiamo bisogno di un porto dove poter ammainare le vele e sentirsi al sicuro, io per fortuna la mia seconda famiglia l’ho trovata.


Poi c’è un’altra famiglia (семья), quella di mamma e papà che a giorni mi avrebbero riabbracciato…”


Brindo a voi

“La nostra bandiera nazionale dovrebbe recare una grande scritta: Ho famiglia

Leo Longanesi

 

Andrea Burizzi

– San Pietroburgo –

“Il mio libro in cirillico”

 

Il mio libro in cirillico continua...

 

La meta delle mie vacanze?...

 

 

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martedì, 21 luglio 2009
Scritto da LultimoZar

"Sentirsi bambini, comportarsi come bambini, è l’arte commovente degli uomini maturi».
(H. von Hofmannsthal
)

Quando si vive in un paese straniero ci sono tante cose da scoprire, i cartoni animati non fanno eccezione.

Un lavoro da bambini

Era una domenica come tante altre, il tempo san pietroburghese non permetteva escursioni o passaggaite quindi io e Natasha decidemmo di passare la giornata in casa.


Per caso cominciammo a parlare di cartoni animati (мултики), di cosa guardavo quando ero più piccolo… la mia curiosità fu grande nel vedere invece cosa guardavano i bambini nei tempi sovietici.


Youtube ci venne in aiuto e Natasha mi fece vedere alcuni dei cartoni animati più  famosi che tutti i russi hanno visto almeno una volta nella vita.



 

La storia di "Sery Volk e Krasnaya Sapochka" continua qui  e finisce qui.

Per molti sarà noioso guardare qualcosa di cui non si capisce nulla o quasi, provate a guardare con il cuore, se qualcosa vi toccherà dentro, allora forse i cartoni hanno un’anima…


Voi da piccoli quali cartoni animati guardavate? Ne ricordate uno in particolare?

Come è cambiata l’animazione negli ultimi anni? Una volta con poche immagine semplici si trasmettevano infinite emozioni? Oggi i cartoni animati sono solo spettacolo per gli occhi, o suscitano ancora un grande fascino tra i più piccoli?...


 


Da piccolo ero veramente un telecartoneanimato dipendente, vuoi perché abitando fuori dal centro spesso le giornate le passavo da solo e la televisione era la mia unica compagnia, vuoi perché sono sempre stato un pigro.


Mi ricordo il famoso BIM BUM BAM, esiste ancora? A quei tempi conduceva un certo Bonolis…


Quante ore ho passato davanti a quelle storie fantastiche e colorate, le stesse ore che adesso magari passo davanti al computer… difficile spiegare questa attrazione per lo schermo.


Guardando i cartoni animati russi, mi è venuta un po di nostalgia, il sentimento predominante è quello del trascorrere del tempo, del passaggio da bambini ad ragazzi e forse anche adulti.


I miei sensi nell’ultimo periodo sono molto sensibili a qualsiasi situazione che riconduca al tempo che passa, che inesorabilmente ci invecchia.


 

Il 17 Luglio ho festeggiato il mio 29° compleanno, questa volta lo sento. Lo sento più delle altre volte.


E’ difficile crescere e lasciarsi alle spalle l’irresponsabilità dei vent’anni, ogni giorno aumentano le scelte più difficili, e c’è meno spazio per il gioco. Questo mi urta.


E’ stato un bellissimo compleanno e il destino vuole che la mia ragazza festeggi gli anni lo stesso giorno, quindi il compleanno diventa doppio, speciale.


Piccole coincidenze della vita che amo.


Mi sembrava giusto, quasi terapeutico per me stesso parlare dei cartoni animati e associarlo agli anni che come i petali di una margherita vengono tolti, un modo per ricordarmi che dentro di noi c’è e non deve morire lo spirito fanciullesco e giullare.


Forse tutto sarebbe ancora più bello se i miei occhi guardassero il mondo con lo spirito di un bambino, non sempre, qualche ora al giorno.

.

Andrea Burizzi

– San Pietroburgo –

“Il mio libro in cirillico”

 

Il mio libro in cirillico continua...




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martedì, 30 giugno 2009
Scritto da LultimoZar

 

Come molti viaggiatori ho visto più di quanto ricordi e ricordo più di quanto ho visto.
Benjamin Disraeli

 

Velikij Novgorod


“Qualcuno mi spiega perché la sveglia non viene mai sentita il giorno della partenza per un viaggio?


Puntualmente in ritardo ci svegliammo per in fretta e furia dirigerci verso la stazione degli autobus nei pressi della metropolitana Ligovsky, un autobus già aspettava per portarci in una cittadina fuori San Pietroburgo: Великий Новгород (Velikij Novgorod).

 

Era da tantissimo tempo che non mi regalavo un’escursione o piccolo viaggio, purtroppo il lavoro mi teneva in città. In Italia lavoravo come impiegato e tra ferie pagate e week end liberi potevo sempre permettermi qualche fuga in Italia o Europa, per me il viaggio è tutto. Scoprire, aprire la mente.

 

La Russia per me è il viaggio, ma anche la causa del mio finire di viaggiare.

Ma questo sarà il tema per un prossimo post…

 

Quando sento la parola viaggi mi si illuminano gli occhi, credetemi… qualcosa dentro di me scatta, i neuroni prendono per mano i miei sensi e comincio a fantasticare.

A volte credo di essere drogato di scoperta e di confronto, una fame insaziabile.

Associandomi ai pensieri del Giacomo nazionale, penso che la parte più bella sia l’attesa, pensare a cosa pizzicherà i miei occhi e toccherà le mie mani, i profumi che si faranno strada nella mente, nuovi cibi d’assaporare… un’anima da riempire.

 

A voi cosa piace del viaggiare?

Avete mai pensato di partire per un viaggio solo andata? Si, quel tipo di viaggio intendo… Quello che molti dicono e che pochi hanno il coraggio di fare.

Oppure più semplicemente se dico viaggio, cosa vi viene in mente?

 

Il sonno in parte spezzato dalla lunga corsa per raggiungere l’autobus era ritornato prepotentemente dopo poco più di mezz’ora di viaggio, la natura verde fuori dal finestrino come una calma ninna nanna mi abbasso gli occhi per svegliarli di tanto in tanto nella scomodità del sedile.

Dopo circa 3 ore di strada l’autobus fece capolino finalmente a  Velikij Novgorod!


Velikij Novogorod dall

 

Il primo impatto con la cittadina fu da subito positivo, una marshrutka ci caricò e con stupore mi accorsi che la porta di chiusura del veicolo era automatica e addirittura dietro la testa del conducente faceva capolino un piccolo schermo al plasma…

 

Cos’è una marsharutka? Ecco serviti.

Sono dei piccoli veicoli per il trasporto urbano che hanno circa 14 posti, due infatti si possono sedere anche davanti a fare compagnia al conducente silenzioso…

Sono state vietate nel centro di San Pietroburgo per due motivi, l’eccessiva pericolosità e la scarsa bellezza… se sul secondo motivo non c’è molto d’aggiungere, va detto sul primo che in effetti questi furgoncini corrono all’impazzata e il guidatore è sovente impegnato in più funzioni contemporaneamente: controllare le persone che entrano ed escono, prendere i soldi con la mano destra, dare il resto, fermarsi ogni qual volta un passeggero lo richieda, passare prontamente al giallo, fumare e infine guidare…

 

Pochi minuti e ci trovammo in piazza con l’immancabile statua di Lenin… visione panoramica a 360° e poi diretti verso il cremlino.

 

Velikij Novgorod è una tipica città antica russa, le caratteristiche per arrivare a questa conclusione?

Un cremlino, chiese ortodosse e fiume navigabile nei paraggi.


Velikij Novogorod le mura del cremlino

Una volta dentro le mura si presenta sulla destra la statua simbolo della città, un mix di tutti i personaggi russi famosi della storia. La statua è di recente fabbricazione e tra i volti è possibile scorgere oltre ai vari dittatori anche poeti e scrittori.


La statua della storia russa a Velikij Novogorod


 

Velikij Novogorod, la chiesa di SofiaLa chiesa ortodossa più importante della città è senza dubbio la Cattedrale di Sofia, uno splendido santuario bianco con le immancabili cupole dorate. La fortuna ha voluto che durante il nostro passaggio ci fosse una celebrazione religiosa che mi permise di assistere allo svolgimento.

 


L’altro simbolo della città è la campana, infatti ce en sono esposte 3 di diversa grandezza. L’importanza di questo simbolo sta nel fatto che grazie a questa campana suonata da chiunque si poteva convocare l’assemblea popolare del paese, chiamata Veče, una sorta di parlamento.


Le campane di Velikij Novogorod

 

L’escursione è proseguita tra le innumerevoli chiese storiche disseminate nel paese, molte delle quali in restaurazione visto la lunga età.


Velikij Novogorod e le sue innumerevoli chiese

 

La nonna con il gattoIl silenzio venne interrotto dalla chiamata di una nonna, questa iniziò a chiamare il suo povero gattino, probabilmente l’unica compagnia che le era rimasta, un piccolo pensiero corse alla mia nonna.

Il gattino con un occhio solo ci sfilò davanti con aria da pavone incurante del suo problema e seguì con amore la signora anziana fino all’interno della casa.

 


Relax a Velikij NovogorodCi regalammo un momento di relax tra gli alberi in fiore del parco non lontano dalle mura della città, l’aria era così pulita e ben lontana dallo smog di San Pietroburgo.

Avevo dimenticato come fosse piacevole farsi foto tra i rami degli alberi, l’ennesimo modo per tornare bambini innamorati della vita.

 

Dopo 4 ore di sgambettare decidemmo di riprendere la via del ritorno alla stazione degli autobus che ci avrebbe portato a casa.

 


Si chiudono così 2 giorni da ricordare, gli ennesimi. Con la speranza di non dover aspettare ancora un paio di mesi per la prossima escursione in Russia...”


Velikij Novogorod, me

 

Tra vent’anni sarete più delusi per le cose che non avete fatto che per quelle che avete fatto.

Quindi mollate le cime.

Allontanatevi dal porto sicuro.

Prendete con le vostre vele i venti.

Esplorate.

Sognate.

Scoprite

 


 

Andrea Burizzi

– San Pietroburgo –

“Il mio libro in cirillico”

 

Il mio libro in cirillico continua...



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lunedì, 15 giugno 2009
Scritto da LultimoZar


Ci sono tre tipi di uomini:
i buoni, che costruiscono,
i cattivi, che distruggono,
ed infine i falsi buoni,
che costruiscono la distruzione.

Kustodiyev_bolshevik

Questo racconto è il proseguimento di "Моя Победа"


"La gente iniziò a sfollare la piazza dell’Hermitage e una volta aperte le transenne ci fu più comodo dirigerci in direzione della stazione metro Gorkovskaya dove nelle vicinanze ci aspettava il Museo di storia e cultura russa. In concomitanza con la festa del 9 Maggio il comune aveva concesso l’entrata gratuita e visto che Natasha premeva da parecchio tempo per visitarlo, mai occasione più ghiotta quindi.

 

Va detto che nella mia scelta di vivere in Russia e più precisamente a San Pietroburgo non va ricercata in una qualche mia attrazione politica verso il comunismo o verso il gentil sesso, più semplicemente come spesso scritto nel mio blog, dalla esigenza di sfidarmi contro qualcosa che non conoscevo. La Russia calzava a pennello e pertanto eccomi qui a studiarne un idioma impossibile, una cultura diversa, ma soprattutto una storia letta tra i banchi di scuola quando scarsa era la volontà.

Infondo cosa c’è di meglio nel scoprire ogni giorno qualcosa di nuovo? A mio avviso un bel modo per ritornare bambini, curiosi della vita.

 

Arrivammo finalmente al Museo di Storia e Politica Russa, un piccolo palazzo difficilmente riconoscibile da fuori, all’interno nessuno a parte noi e i custodi, già dall’entrata capii che non doveva certo essere grande come l’Hermitage, ma che ogni suo centimetro racchiudeva in se significati enormi. Fu molto importante visitare questo museo con persone russe che mi potessero spiegare il significato di oggetti, poster e attrezzature.

 

Per un ignorante storico come il sottoscritto vedere con i miei occhi le tracce dello Stalinismo fu davvero un’esperienza indimenticabile. Credo che non debba stare qui a spiegarvelo io chi era Stalin o cosa abbia fatto durante la sua dittatura, certo è che voglio raccontarvi quello che maggiormente mi ha colpito in questo Museo dalla ricchezza inestimabile.

 

La carta del pane






Durante lo stalinismo venivano date alle famiglie delle schede(tipo raccolta punti del Mulino Bianco) con la quale si poteva ricevere il pane, ovviamente la perdita di questo foglio provocava la perdita del diritto a poter avere la propria razione.

 





La scacchiera fatta di pane




Uno scacchiere con le pedine di pane usato dai carcerati per giocare e trovare un po’ di sollievo durante la permanenza nelle rigide prigioni russe della dittatura.

 






Il diario






Le pagine di un diario scritte da una ragazza russa che aveva trovato asilo solo poche centinaia di chilometri fuori dai confini russi, dove scriveva di quanto il mondo fosse “incredibilmente” diverso e bello via dalla Russia.

 







Medicine


Le medicine utilizzate dai dottori verso i pazienti che non credevano nel comunismo, farmaci che in abbondanti dose portavano il curante a cambiare idea.

 





Cosa posso scrivere io dello Stalinismo cha già non sia stato scritto? Vi posso solo dire che di utile c’è stato che come tutte le cose orrende devono servire da esempio perché non si ripetano. I danni su questo popolo sono stati incalcolabili, credetemi.


Una volta un mio amico mi raccontò che la sua insegnante di russo durante una cena con degli per sbaglio posò la teiera su un giornale dove era ritratto Stalin.

Fu il minuto più lungo della sua vita.

Ritagliò la pagina e il volto per poi appenderlo al muro, il rischio era che i partecipanti alla cena potessero riferire dell’accaduto alla polizia. Durante lo stalinismo erano vietati tutti le manifestazioni eccessive di gioia in pubblico e nei casi estremi un parola fuori luogo contro alte cariche poteva comportare la deportazione in Siberia.


Sempre un’amica mi raccontò che le gomme da masticare non esistevano in Russia e mangiarle rappresentava il massimo della trasgressione a tal punto che a volte una chewing-gum veniva conservato in frigo per il giorno dopo. Per non parlare dei jeans… simbolo dell’odiata-invidiata America, un indumento ambito da chiunque.

Potrei continuare con tantissime altre storie, ma ho paura che vi annoierei…

 

Lo stalinismo distrusse la forza lavorativa di un popolo e a tutt’oggi se ne possono vedere ancora le conseguenze. In Russia uno dei problemi è appunto la forza lavoro in quanto l’alcolismo e la poca professionalità dei dipendenti mette in ginocchio le aziende, ai tempi dello stalinismo infatti le persone venivano pagate una miseria con la conseguenza ovvia che nessuno lavorava con cura o dedizione.

 

Quando penso allo stalinismo penso all’azzeramento totale degli stimoli di una persona.

 

Proseguimmo nell’escursione e la mia attenzione fu colpita da un biglietto per una partita di calcio di “Leningrad” contro Manchester, ma anche da una pubblicità turistica sintomo dell’apertura della URSS al mondo.

 

Il disco in cirillico di Adriano Celentano


Ma anche un po’ d’Italia è presente in questo museo, chi?


Adriano Celentano, e da qui si spiega l’amore sviscerato dei russi verso di lui. Lo amano tutti: bambini, giovani, madri, padri nonni, animali. I suoi dischi furono i primi ad arrivare e fu subito delirio.

 



Le sale del museo ad una ad una vennero minuziosamente esplorate dal sottoscritto con enorme interesse, e dopo un paio di ore mi ritrovai all’uscita con la testa stanca e piena di nozioni e immagini.

 

Il 9 Maggio andava al termine e il giorno dopo ci aspettava un’altra escursione, questa volta in una bellissima città non molto lontana da San Pietroburgo…"

La Mappa della Russia


Il mio blog è letto sia da amici di destra che da quelli di sinistra, da italiani ma anche russi e tutti hanno la massima libertà di espressione tra i bit di questo spazio virtuale.

Dello stalinismo è fin troppo semplice parlare, ma sono a chiedervi di confrontarci sull'argomento comunismo evitando di cadere nelle banalità o nelle espressioni fuori luogo.

 

Esiste un comunismo buono?


Il principio di mettere tutti sullo stesso livello può trovare d’accordo molti, evitando di fatto sentimenti orribili quali l’invidia, ma è anche vero che si porta l’uomo a non crescere in quanto viene meno la competizione tra simili.

 

La storia del mondo ci insegna che ogni volta che il comunismo è andato al potere sono nate dittature atroci (Stalinismo, Maomismo, ecc..).

 

Dove sbaglia quindi il comunismo(se sbaglia...)? Questi è un'utopia?

 

Scrivete quello che vi sentite di dire e commentate pure anche tra di voi, sono sicuro che l'argomento sarà d'interesse collettivo e saprà coinvolgere un po tutti.

 

Andrea Burizzi

– San Pietroburgo –

“Il mio libro in cirillico”

 


Velikij Novgorod, una piccola perla vicina a San Pietroburgo?


Il mio libro in cirillico continua...




Se volete vedere il resto dell'escursione al Museo di Storia e Politica Russa, cliccate qui.

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giovedì, 28 maggio 2009
Scritto da LultimoZar

...Chi segue gli altri non arriva mai primo.


Vittoria

Segue un racconto diviso in 3 post di 2 giorni speciali.



“La sveglia suonò inusuale per essere sabato, ma non era certo un fine settimana come gli altri, il calendario russo ritiene questa data tra le più importanti, se non “la” data.

Con Natasha l’appuntamento era alle 9.40 davanti al Dom Knigi sul ponte Gribaedova, l’orologio testimoniava un ritardo consono al mio DNA, questo mi fece vestire e poi correre alla metropolitana con passo più spedito del solito, ma con un sorriso stampato in volto per l’emozione. Imboccata la scala mobili vidi altre centinaia di persone in procinto di raggiungere la mia stessa destinazione finale: Dvortsovaya Ploshad.

Fuori dalla stazione metro un breve momento di smarrimento dettato dalle centinaia di persone intorno a me, ma fortunatamente non mi fu difficile scorgere la lunga chioma bionda di Natasha e via di corsa verso la piazza dell’Hermitage, con una domanda ricorrente nella mia testa…

Saremmo mai riusciti a vedere la parata?

No, non l’avremo vista.


9 Maggio a San Pietroburgo

 

Il 9 Maggio in Russia è probabilmente la festa più importante, la data in cui si celebra la vittoria nella seconda guerra mondiale e la sconfitta del nazismo.

День Победы ossia il giorno della vittoria.

 

La piazza dell’Hermitage dove si teneva la parata era una bolgia di russi e probabilmente i primi erano arrivati ore prima per prendersi i posti davanti.

In fin dei conti le parate militari sono sempre un po’ tutte uguali, o no? Pertanto focalizzai la mia attenzione sul pubblico che interessato cercava di non perdersi un attimo della manifestazione.

 

9 Maggio a San PietroburgoUn bimbo vestito da militare sulle spalle del padre guardava con concentrazione quando succedeva nella piazza, penso a lui quando la mattina è entrato in quell’abbigliamento e mi convinco di quanto sia sentita questa festa.

Non solo la vittoria ma anche il ricordo di chi in questa guerra ha perso la vita per difendere la Russia.

Ma i bambini sono bambini e mi intenerì vederlo quasi addormentarsi dopo lunghi monologhi da parte di chissà quale comandante dal palco.

Di fianco a me, quasi a rafforzare quanto detto sopra un altro bambino sulle spalle del padre raccontava al nonno, sicuramente un veterano di guerra quanto succedeva nella piazza e a sua volta l’anziano saggio a spiegargli il significato dei movimenti dei soldati nella parata.

 

9 Maggio a San PietroburgoI protagonisti di questa festa sono indubbiamente i veterani e usanza vuole che le donne regalino dei fiori a che in battaglia ha eroicamente difeso il paese dal nemico.

 

La guerra non è mai una cosa bella, ma il ricordo non deve venire meno. Mai.

 

Celebrare questi anziani è qualcosa che mi piace, soprattutto per loro che sicuramente stroncati da una pensione misera hanno il loro momento di gloria e la riconoscenza di tutti. Attorno a me questi anziani vengono fermati come star del cinema e le donne non perdono occasione per fare foto e ringraziarli.

A loro il compito di raccontare ai giovani quanto vissuto e provato sotto le armi al fine di scongiurare il ripetersi di queste battaglie.

 

Verso le 12.00 la parata giunse al termine con scrosciante applauso della folla e gridi “Russia-Russia”.

 

La giornata proseguì al museo di storia e politica russa, ma questa sarà la prossima storia…”

 


Il 9 Maggio è il giorno della Vittoria in Russia.


Il giorno della mia vittoria

 

Il mio giorno della Vittoria è il 25 Ottobre. Il giorno in cui concretamente voltai le spalle al sistema e decisi di fare quel passo che in cuor mio mai avrei pensato di riuscire a fare. E’ passato un po’ di tempo, ma ci spesso penso a quel giorno e a cosa ha significato per la mia vita.

Abbandonare ogni certezza e atterrare in un paese straniero, “molto” straniero senza neppure sapere dove avrei dormito la prima notte. 

Ripartire da zero armato di sola fiducia nei propri mezzi e un pizzico di follia.

 

Molto è cambiato da quel 25 Ottobre, dentro e fuori di me.

 

Credo sia importante per tutti fissare nel proprio calendario mentale un giorno come questo, anche per ricordarsi che la vita non è solo sconfitte, ma anche traguardi raggiunti, braccia al cielo, determinazione, consapevolezza in se stessi.

 

Ma qual è il vostro giorno della Vittoria?

Ricordate un fatto che vi ha fatto sentire vincitori nell’anima?


...Cerchiamo di riempire il calendario di questi giorni.

 

Andrea Burizzi

– San Pietroburgo –

“Il mio libro in cirillico”

 

Viaggio al museo di storia e politica russa, quali segreti nasconde?


Il mio libro in cirillico continua…




Volete saperne di più sul 9 Maggio in Russia?
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martedì, 05 maggio 2009
Scritto da LultimoZar

(…continua dal racconto За встречу!)

 

удилище

Scesi dal letto prima con il piede sinistro, quello giusto. I miei occhi chiari vennero pizzicati dalla luce mattutina e attratto dalla curiosità mi diressi alla finestra, spostai la tenda per ammirare quello che in cuor mio speravo di vedere.


Tutto era bianco, dai rami degli alti alberi, ai tetti delle poche abitazioni, un bianco inusuale che celava una tranquillità da tanto tempo non più accarezzata.


L’animo gentile dell’inverno russo mi si presentava allo sguardo privo di dolori o paure, lo spettacolo era a metà… anche gli altri sensi volevano la sua parte.

Uscii dalla camera con i genitori della Natasha attorno ad un caffè che italiano di certo non era.

добрый день (dobryj dien)!

Risposi anch’io al buongiorno russo nella stessa maniera, ma con un pronuncia che italiana di certo era.


Natasha ancora non si era svegliata.


La dacha innevata

Dopo l’acqua nera bevuta insieme a loro indicai l'uscita, il tempo di infilarmi gli alti stivali e corazzato di un'ingombrante giubbino mi diressi all’esterno.

Fuori dalla soglia i miei occhi non resistettero e si dovettero chiudere davanti alla potenza del sole e respirai a polmoni aperti, più volte. L’aria si fece strada tra i miei polmoni incrostati di smog restaurandone le pareti.


Il gatto nero sul manto biancoUn gatto nero sbucato dal nulla venne a farmi le fusa, il contrasto con il candore circostante spiazzava e rendeva più importanza all’animale randagio che come una spirale si grattò alle mie gambe.

Lo accarezzai e le fusa aumentarono… La natura e suoi abitanti mi stavano dando il benvenuto, il mio cuore apprezzò.

Scesi i gradini delle scale per violare il tappeto bianco che la notte con tanta cura aveva modellato, le mie impronte profonde una spanna mi fecero sentire un piccolo Neil Amstrong.

 

Qual è il vostro rapporto con la neve? Cosa vi suscita? Quanto sopportate il freddo?

 

Mi raggiunse Andrej il padre di Natasha con un’enorme trivella e con un braccio mi fece cenno di seguirlo in direzione del piccolo lago vicino a casa. Completamente ghiacciato.

Abbandonò la terra “ferma” per avventurarsi sull’enorme lastra bianca, girandosi mi guardò e notando la mia esitazione fece un salto di peso per farmi capire che l’acqua ghiacciata era sicura quanto la terra…

La paura venne meno e lo raggiunsi facendo molta attenzione a qualsiasi rumore sotto le suole dei miei stivali, mi disse di non far caso allo scricchiolio interno che era normale.

 

Il buco neroMi trovavo su un piccolo laghetto, ma la mia mente andò al fiume Neva (che in finnico significa palude) che taglia la città di San Pietroburgo, oltre 70 chilometri d’acqua la cui larghezza a volte arriva a sfiorare anche il chilometro… Nel periodo invernale il leggendario inverno russo lo ghiaccia e a volte mi è anche capita di vederci persone sopra camminare invece di usare i ponti, un piccolo spettacolo della natura che non può non stupire occhi non abituati. Mi sono sempre promesso che lo attraverserò anch’io a piedi…

 

Andrej prese con forza la trivella con entrambe le mani e cominciò a farla girare con velocità crescente, nonostante un leggera fatica iniziale l’arnese si fece velocemente strada dentro la lastra di ghiaccio.

Un enorme tonfo che mi fece presagire al peggio indicò che l’acqua era stata raggiunta.

Sfilando la trivella a occhio e croce si aveva scavato per quasi un metro…

Osservai divertito il padre della Natasha muovere su e giù questa trivella attraverso il buco, mi spiegò che era una prassi da fare per i pesci, per svegliarli dal freddo.

 

Liberata la canna da pesca cominciammo la caccia sottomarina, un momento di tranquillità solenne l’ennesima sfida al freddo russo dove trovare conforto solo in qualche cicchetto di vodka. Poche parole e tanta ammirazione per un uomo che alternava il business settimanale di un’importante catena di negozi e la semplicità assoluta di una casa in campagna in mezzo alle foreste.

 

Spalare la neveNatasha ci raggiunse portando altro peso sul lago che a questo punto avrebbe potuto reggere anche un carro armato, il pranzo era pronto.

 

Ed eccoci alla fine di una piccola storia russa che racconta un week end diverso dal solito nella Russia rurale.

 

Ho voluto condividere con voi alcuni sentimenti che mi hanno pervaso durante quei 2 giorni.


Il primo fra tutti la semplicità.

Di come basti poco per essere felici.

 

La vita nella casa di campagna dove mancano tante cose (a volte anche il bagno in casa!), è impreziosita da altre piccole cose, gesti e monotoni lavoretti che sono stato felice di essere tornato a valorizzare.


Andrea Burizzi

– San Pietroburgo –

“Il mio libro in cirillico”

 

 

 Il mio libro in cirillico continua…

 



 

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martedì, 14 aprile 2009
Scritto da LultimoZar

Il mio pensiero va agli amici abruzzesi che in pochi istanti hanno visto cambiare la loro vita.

All'Aquila hanno spezzato le ali, non certo la voglia di risorgere e l'orgoglio.


Questo estratto è la continuazione del racconto "C легким паром".

La sauna russa mi rilassò i muscoli tonificandone carne e anima, mi sentì rinascere.

Come promesso ai fornelli c’ero io come rappresentante della buona cucina italiana e attorno amici da sfamare oltre alla famiglia della mia ragazza da conquistare per la gola…

Una ricetta semplice “svelatami” da un amico, anch’esso italiano a San Pietroburgo: pasta con panna da cucina, salmone e vodka.

Tagliai un po’ di cipolla che mesi a friggere in una pentola, idem dicesi per il salmone.

L’acqua nel frattempo stava per iniziare a bollire, sale un pizzico di olio e pasta.

Nel frattempo versai della “сметана” (smetana), che altro non è che una panna leggermente acida che i russi amano sposare con qualsiasi cosa arrivi a tiro in un piatto.

 

Il comunismo ha fatto i suoi danni anche in questo campo, quello culinario per intenderci… ed ecco che un paese imponente come la Russia si ritrova ad avere come piatti tipici patate in tutte le salse, “шашлыкы” (shashliky) semplici spiedini di carne, zuppe dai nomi veloci come la loro preparazione: “борш” (borsh) e “щи” (sci), crepes che incuriosiscono per il nome “блины” (blini) e poco altro.

Non è una critica ai piatti, che tra l’altro sono veramente buoni, ma semplicemente una doverosa riflessione su una cucina che vanta piatti senza fantasia e sbrigativi.

 

Accettare la sfida di trasferirmi in Russia ha significato per me evolvere anche davanti ai fornelli e diventare padrone di affilati coltelli… Ora preparo i più variegati tipi di pasta e mi permetto il lusso di cucinare anche la pizza…

Lontani quei tempi quando mamma preparava tutto e facevo lo schizzinoso non mangiando la verdura perché non buona, a mio dire. Si la Russia mi ha fatto veramente bene da questo punto di vista, ora mangio di tutto perché quando i soldi all’inizio mancavano non mi potevo permettere altro che verdure scondite, wurstel e uova. A dire la verità a volte non mangiavo neppure…

 

Provare la povertà, ecco l’insegnamento più grande che ho imparato all’inizio della mia avventura nella Grande Madre Russia... non potete immaginare quanto ora mi senta ricco.


La cascata
 

Dove eravamo rimasti? Già… pasta e sugo quasi pronto, manca solo il tocco di classe… ossia un bicchierino di vodka da riversare i questi ultimi per dare quel gusto che non ci crederesti…

Natasha e mamma Rita versarono nei piatti mentre Andrej prese in mano ciò che in cuor mio sapevo sarebbe arrivata.

Vodka

Una grande bottiglia di vodka

La prima grande bottiglia di vodka…

Era la seconda volta che mi accingevo a cenare  con  la vodka  quale unica bevanda sul tavolo.

 

Usanza vuole durante una cena russa che a turno ci si alzi in piedi e si trovi un pretesto per bere tutti in compagnia un salutare bicchierino della bevanda nazionale russa.

E questa cena che vi vado a descrivere non fu da meno, forse per il sottoscritto fu di più.

I motivi di brindisi furono dal ricordare quanto importanti sono le donne al favolosa pasta che cucinai, dall’amicizia all’amore, dall’Italia alla Russia, solo un piccolo attimo di tensione per uno scambio di vedute tra Andrej e Misha che era di origine Ucraina, presto sistemato con un brindisi pacificatore.

In quei giorni i telegiornali davano ampio spazio alla crisi internazionale-politica tra Russia e Ucraina causa le forniture di gas che di fatto lasciavano l’Europa senza riscaldamento o quasi.

(Non vi chiesi mai cosa ne pensaste di quella storia, ve lo chiedo ora. La Russia come si comportò a vostro dire?)

 

I bracci al cielo si alzavano con intervalli sempre più brevi, per fortuna a correre in aiuto c’erano cetrioli e succhi di frutta a portata di mano, infatti per bere una vodka e limitarne i dati si degusta successivamente un cetriolo.

La vodka che si faceva compagnia era sicuramente di buona qualità, in Russia ne esistono tantissimi tipi e tutti sono concordi con il fatto che una vodka economica può avere effetti devastanti sul fisico di una persona in quanto il rischio è quello che sia composta con strane sostanze, altamente nocive per l’organismo. L’invito pertanto è quello di comprare bottiglie sopra i 10 euro.

 

Alcune marche russe che fanno stare tranquilli sono: “Standard” e “Imperial”, molto buona ma finlandese la vodka “Finlandia” appunto.

L’alcolismo è una vera piaga in Russia.

Uno dei principali problemi che impediscono alla Russia di rilanciare la produzione interna, ossia la mancanza di manodopera affidabile.

Gorbaciov a suo tempo varò una legge che impediva l’acquisto di alcool, se non provvisti di ricetta del medico… la gente si beveva l’alcool puro.

Si è arrivati al punto di bandire l’utilizzo di persone o personaggi all’interno delle pubblicità degli alcolici, infatti  in questi reclam compaiono solo bottiglie e paesaggi…

 

La cena si trascinò fino a notte tarda, con essa i brindisi: За встречу! oppure